Gabriele Sola a Formigoni: “Lei ha vinto ma…”
Lei ha vinto, presidente Formigoni.
Ha vinto tre volte. Prima quando la coalizione che la sostiene, denotando una freschezza ed un dinamismo degni di un museo delle cere, si è dimostrata incapace di esprimere una leadership differente da quella delle tre precedenti legislature. Poi scavalcando con invidiabile agilità la legge 165 del 2004, che le avrebbe dovuto impedire di ricandidarsi per il mandato del ventennio. Ed infine – le va dato atto – lei ha vinto raccogliendo il consenso dei lombardi.
Questi “tre tituli” le conferiscono un’aura da Special One: comprenderà come le aspettative siano piuttosto elevate… E invece tra le righe del programma di governo che ci ha illustrato per sommi capi quest’oggi si legge, in filigrana, la trama di una sostanziale continuità con le politiche sviluppate negli ultimi 15 anni. Un’impostazione conservativa che si potrebbe ritenere legittima e financo doverosa, alla luce dei risultati elettorali conseguiti. Non fosse per un sospetto: il sospetto che – con la stessa abilità comunicativa con cui ha accreditato tra i lombardi l’immagine di un presidente vicino, “uno di noi” – oggi lei stia sdoganando, così, soavemente, una filosofia di governo che invece meriterebbe, eccome, di essere messa in discussione.
Mi passi il parallelo informatico… Non vorremmo che lei stesse operando una serie di “copia e incolla” destinati a diffondere sempre più in profondità, nel sistema operativo della nostra Regione, alcuni virus. Ce n’è uno, particolarmente insidioso, che ha già prodotto gravi danni: è il lobbismo… E qui uso forse un termine improprio, troppo blando per indicare l’occupazione sistematica delle posizioni-chiave del sistema regionale da parte di esponenti la cui connotazione li autorizza a ritenerla – loro sì – “uno di noi”.
Concetti come “competitività” o “meritocrazia” appartengono al DNA dei lombardi, che proprio richiamandosi a questi valori hanno saputo conferire alla nostra terra la solidità economica e sociale riconosciutale nel mondo intero. Concetti che perdono, però, ogni significato quando le regole del gioco vengono violate. Quando più del merito, della competenza, della capacità di competere con lealtà, vale la semplice appartenenza al “giro giusto”, alla giusta “Compagnia”.
La sua vittoria elettorale diverrà la vittoria di tutti i lombardi se saprà affrontare con serena consapevolezza questa sfida, che sta assumendo i connotati dell’emergenza in particolare oggi, alle porte del fondamentale processo federalista. Diverrà la vittoria di tutti se saprà restituire piena trasparenza all’istituzione ed ai suoi terminali sul territorio.
Diverrà la vittoria di tutti se ammetterà a se stesso ed al mondo che qui, vicino a noi, agiscono i giovani cervelli delle mafie. E che la cieca rincorsa al business, perseguito a prescindere da una sana politica di gestione del nostro territorio, rappresenta terreno fertile proprio per i criminali. Che operano con precisione chirurgica nelle pieghe di settori imprenditoriali sempre più variegati, spesso frequentando la selva oscura dei subappalti.
Diverrà la vittoria di tutti se gli interessi generali avranno la meglio su quelli particolari. Se il tessuto produttivo della Lombardia, con le sue piccole e medie imprese, gli artigiani, gli esercenti, gli agricoltori, la gente che produce troverà opportunità, efficienza e servizi al posto delle barriere erette – forse, talora, ad arte – nel segno di una grigia burocrazia.
Diverrà la vittoria di tutti se i bisogni dei nostri concittadini in difficoltà, dei senza lavoro, dei precari, dei giovani privi di un orizzonte, degli anziani, dei malati, dei diversamente abili, degli ultimi, avranno la prevalenza sugli interessi a troppi zeri.
Lei ha vinto, presidente Formigoni. Ora faccia in modo che non siano i lombardi ad uscirne sconfitti.
Buon lavoro.
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